| Ee c'ero, cazzo se c'ero.....
Dopo una nottata ad occhi spalancati a causa di un novello Lazioultras
che mi ha chiamato alle 2,30 per sapere perchè a quell'ora non c'era
nessuno sulla chat, suonava la simpaticissima sveglia puntata alle 4,50
perchè c'ho il metabolismo iniziale di un bradipo. L'appuntamento
è a piazza Vescovio alle 5,45. Esco di casa, accompagnato dai saltelli
di Orfeo che pensa che lo stia portando giù e rimane con un palmo
di naso quando chiudo la porta senza prendere in mano il guinzaglio, e
mi immergo in un'atmosfera irreale, ma chi è stato a portare Verona
sotto casa mia? Non si vede niente, la nebbia si taglia più che
con un coltello con la sega a nastro!!
La sandromobile è in riparazione per un impianto elettrico piuttosto
disarticolato che mi ricorda quello dell'aereo più pazzo del mondo
con punte tipo: stosullautostradaa160sullacorsiadisorpasso
accendoleluciesispegneilmotorenunsoserendo.
E allora salgo sulla babbomobile e accendo nell'ordine:
motore
luci
antinebbia anteriori
antinebbia posteriore
un cero se arrivo a piazza Vescovio vivo.
Ore 5,30..........
A piazza Vescovio non è vero che è difficile parcheggiare,
arrivo e parcheggio davanti al pub senza dover circumnavigare la piazza
per 40 o 50 volte. Spengo e scendo per fumarmi una salutare sigaretta.
Ci siamo io, una ragazza che aspetta l'autobus, uno con la tipo che sgomma
un paio di volte vicino al bancomat, il pasticciere dall'altra parte della
piazza.
Alle 5,45 arrivano Cicalone, Angelino ed Attilio, personaggio da me
conosciuto per un precedente che vi illustrerò dopo. Zompo sulla
macchina di Marco per cercare un caffè nei dintorni sorbito il quale
torniamo alla piazza che si è finalmente popolata. Torvi figuri
si aggirano, seminascosti dalla nebbia della brughiera, impazienti in nostra
attesa.
Ci dividiamo in nuclei di 4 e si parte nell'oscurità.....
Prima tappa:Fiano Romano, patria della ferilli, caffè e primo
pieno.
Seconda tappa:non lo so dove.Ricordo solo che Gianluca cantava la tartaruga
e Curly ci ha dato una mano col testo.
Arrivo a Milano e parcheggio nelle vicinanze della stazione. Acquisto
incauto dei biglietti per Bergamo completamente inutilizzati in tasca,
e stravecchio augurale che, a stomaco esageratamente vuoto, mi ha fatto
l'effetto di una mazza da baseball in fronte, scusate, ma in mezzo alla
compagnia parevo astemio. Partenza con un trenino che pareva la metro Linea
B e arrivo a Bergamo in poco più di un'ora e mezza alla velocità
di un chilometro annuale circa.Caricati a viva forza, dopo essere stati
protagonisti delle riprese di, credo, un turista giapponese o un poliziotto
con telecamera annessa, sugli autobus che ci hanno portato allo stadio.
Entrata piuttosto turbolenta con biglietti manco guardati, figurati
strappati, all'ingresso e partita, bevuta in un attimo fra una maledizione
e l'altra alle nostre affamatissime punte.
Attesa paziente di 4 bergamaschi malefici, che non se ne andavano per
trattenerci più a lungo possibile con loro, e saluti a tutte le
ragazzotte locali che passavano all'esterno sotto il nostro settore.
Ricaricati sugli autobus dell'andata e partiti con passeggeri vestiti
in modo strano, c'avevano il casco, me sa che erano venuti in moto, che
si sono imbucati sul nostro pullman.Si faceva notare un gruppetto di abitanti
della Val Brembana che correva parallelamente al nostro autobus e che si
infrangeva contro un muro di ragazzi vestiti come quelli che stavano con
noi, i presunti motociclisti, e che non erano riusciti a salire insieme
agli altri.
Rilasciati alla stazione, passavamo tra due ali de' 'sti cazzo de'
motociclisti che stavano in ogni dove e salivamo sul trenino che in 2 ore
secche ci depositava a Milano dopo soste di cui si sospetta solo il motivo.
Arrivo a Milano e fuga dal blocco dei motociclisti che ha preteso che tutti
quelli che stavano in macchina, compresi minorenni e passeggeri vari, mostrassero
patente e chiavi dell'automobile, con Cicalone che esagerava e mostrava
pure ricevuta del parcheggio e chiavi della garconniere in via Montenapoleone.
Saliti in macchina, via alla volta del primo autogrill dove, senza tema
di smentita, io e Gianluca ci distinguevamo per il fatto che ci siamo nutriti
con una coscia intera di porco per uno, c'avevamo famuzza.Partenza ulteriore
con mia entrata in coma poco vigile e risveglio praticamente a Orvieto
dove iniziavo la mia opera di vicinanza morale a Filippo, incredibilmente
sveglio e incredibilmente bravo nella guida. Arrivo al pub alle 2,00 circa
con ricongiungimento del gruppo e finalmente una pinta chiara. In quel
momento ho capito che avevamo vinto. Grazie a chi c'era, a chi non ha potuto,
e a tutti i motociclisti che stavano con noi. Grazie ad Attilio, vi svelo
il retroscena, io e lui andammo insieme in trasferta solo una volta, il
primo aprile del 2001 juventus-Lazio 0-1!!!
Alla prossima.
MCCM Sandro
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Cronaca di una domenica ad alta tensione
Cronaca di una domenica ad alta tensione....
Il sabato i preparativi per la trasferta in terra orobica sono meticolosi;
dalla cittadina lombarda giungono voci di frange locali desiderose di vendicare
lo smacco dell' andata quando i pullman lombardi che si fermarono sotto
la Curva Nord cercando lo scontro vennero fatti ripartire a gambe levate
con molti vetri di meno.Atalanta e Lazio,una rivalita' sportiva,ideologica
e sociale che dura
nel tempo...
Bene,come gruppo decidiamo di organizzare alcune auto, rigorosamente
con targa anonima, senza indicazioni della citta' di provenienza.
Su una "Micra" siamo io, Giovanni, Maria Teresa e Mauro.
In un' ora e mezza siamo quasi a Bergamo; decidiamo di sostare in
autogrill.
Incrociamo un gruppetto di interisti diretti al "Meazza"; ci scambiamo
un veloce in bocca al lupo.
Bevuta una birra, con Gianluca ed altri ragazzi dei "Veterani", ci
rechiamo fino al casello di Bergamo, dove lasciamo tre auto posteggiate,
in attesa dell' arrivo del pullman organizzato da Roma dal Point.
Nel frattempo parlamentiamo con una decina di agenti che stazionano
al
casello, guidati da una disponibilissima ufficiale.
Saliti sul mezzo, scortati da diversi automezzi, giungiamo, blindatissimi
ed a sirene spiegate, allo stadio.
Dentro il settore affiggiamo gli stendardi consueti (alla fine ,fra
gli
altri, "Irriducibili"; "Viking Nord", "Banda Noantri", "Veterani",
"Gruppo 1900", "Stars' Club" etc).
Si vedono le solita facce,quelle sempre "presenti"...
Poco dopo giungono i ragazzi del treno speciale, circa 150; alla fine
saremo 300/350 posizionati nella zona ospiti.
Durante la gara la Curva di casa espone uno striscione contro di noi,
al quale replicano i consueti cori "Odio Bergamo"...
Il nostro tifo e' compatto; ci intervista anche una troupe della
BBC, televisione di stato inglese,venuta a vedere da vicino i famigerati
ultras laziali...
Dal nostro settore qualche fumogeno vola nelle zone adiacenti e la
scena si ripete, con maggior vigore, a pochi minuti dalla fine quando Poborsky
gò ci regala la vittoria...
Veniamo trattenuti un' ora all' interno dello stadio, prima di defluire,
con un percorso strasorvegliato, verso il casello dell'
autostrada, a bordo di tre autobus ed alcune macchine private.
I fans locali non si fanno vedere neppure nel dopo partita e si leva
qualche coro goliardico al loro indirizzo, la tensione scema...Al ritorno
alla nostra vettura si aggiunge Agostino, il ritorno e' un po' a rilento
causa traffico ma felici giungiamo alle 21 circa a Torino.
Quanta differenza rispetto alla scampagnata mangereccia di Parma ma
restera' una domenica da ricordare con orgoglio per chi ci e' stato.
LucaViking
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Bergamo in pulman...
Alle quattro suona la sveglia, che avevo impostato appena un’ora prima....all’inizio,
durante i primi cinque secondi faccio finta di nulla, ma nella mia mente
affiora una parola…associo in pochi secondi e spalanco gli occhi.
BERGAMO
Sale l’adrenalina, vorrei essere già sul pullman, con i miei
compagni di battaglia, ma devo aspettare…mi vesto e mi preparo e ogni secondo
cresce l’adrenalina… alle cinque sono vicino casa a prendere un amico.
Ci salutiamo e leggo nei suoi occhi la mia stessa voglia, la mia stessa
tensione e la stessa adrenalina.
Alle cinque e mezza siamo di fronte al pullman, 60 persone. Siamo pronti.
Salgo sul pullman e scorgo subito Mariano, grande, mi rilasso perché
convinto che le risate che ci farà fare smorzeranno leggermente
la tensione. Cosi è, il clima è allegro e pieno di goliardia,
ma non dimentichiamo il nemico e lo apostrofiamo, ogni poco, con qualche
coro. Sentiamo quelli del treno, sono parecchi, sembra almeno un paio di
cento se non di più…qualcuno non è potuto salire, per colpa
di chi lo sapete tutti.
Sul pullman si consuma la riffa, il celebre “gioco” inventato! da Enza….io
non gioco più, per protesta!…tanto vincono sempre quelli davanti!!
Dietro arrivano i classici premi di “consolazione”, tipo accendini (boni
pe dopo) e gagliardetti made in naples. .....partono i cori di scherno
“e la riffa è pilotata e la riffa è pilotata” “vendeva le
castagne sotto casa de cafù…Enza gigou Enza gigou” sempre con il
rispetto che merita quella stupenda persona che è Enza, a cui vogliamo
tutti un bene infinito. Il viaggio continua fino alla sosta al solito autogrill
de Fini! Nessun incontro con altri ultras, solo un ragazzino col cappello
dea maggggica (che non importuniamo per mentalità) e un paio di
tifosi dell’Inter che da arezzo andavano a vedere la loro amata.
Ci fanno allungare perché siamo in anticipo, perciò passiamo
per brescia, da ora la tensione crescerà, cominciamo a vedere i
campi dei coltivatori che andremo ad affrontare. Una sosta imprevista
vicino bergamo ci fa quasi incontrare un gruppo di atalantini, ma non possiamo
“salutarli” perché il nostro arrivo coincide con la loro partenza.
Arriviamo al casello, carichiamo un gruppo di laziali del nord (presumo
anche Luca viking, ma non lo conosco fisicamente e non l’ho potuto salutare)
e ci dirigiamo a Bergamo. Tutti in piedi. L’adrenalina, invece di trasformarsi
in paura, in noi, si trasforma in rabbia…ma non succede nulla, filiamo
allo stadio senza intoppi anche a causa della scorta e del servizio delle
guardie in assetto antisommossa.
Siamo i primi ad occupare il settore, i ragazzi del treno arriveranno
da li a cinque minuti. Siamo circa 350 o qualcosa in più, ci sentiamo,
soprattutto con cori contro di loro. Vinciamo anche sul campo, loro ci
aspettano dentro per una mezzoretta e poi escono, ci aspettano anche fuori,
e noi usciamo alle sei. Non succede nulla neanche ora, tante tante guardie.
Ci rimette una maccchina targata Latina che è stata presa a sprangate.
Il viaggio di ritorno inizia aspettando qualche mattonata, prosegue
con la visione del “allenatore nel pallone” con quel fallito di banfi e
finisce tra le risate che ci fa fare il grande Mariano.
Alle due siamo a Termini, ci diamo appuntamento per Brescia e ci salutiamo.
Ognuno a casa sua.
Arrivo sul letto e imposto la sveglia, che suonerà di li a quattro
ore.
L’ultimo mio pensiero è rivolto a noi, quelli di Bergamo, quelli
di sempre.
Eravamo pochi, ma in fondo, eravamo tutti.
ULTRAS LAZIO
AleUltras
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