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Torino 22 settembre 2002 Fra i segnali premonitori ve n'erano stati alcuni di cattivo auspicio: un mare di pioggia tra Grosseto e Livorno e una tromba d'aria formatasi dal mare che appariva minacciosa solo a guardarla a debita distanza. Nella simpatica e portuale cittadina toscana, come è ben noto territorio apoliticizzato, ignaramente e procedendo a tutta velocità tra i torrenti d'acque formatasi sulle strade, abbiamo innaffiato il conducente di un apecar a finestrino aperto. L'uomo, che appariva un innocuo vecchietto a bordo del suo mezzo di lavoro, una volta sceso, anche se sembrava appena uscito dalla doccia, ci è apparso alto due apecar e mezzo ed ha a lungo inveito sui nostri destini laziali della giornata mentre noi scusandoci gli abbiamo fatto capire che sarebbe stato meglio tener con tanta pioggia il vetro chiuso. Finalmente lasciando l'Aurelia siamo giunti sull'autostrada lungo la quale abbiamo cominciato un'affannosa ricerca di autogrill rigorosamente di marca, desiderosi di calmierare la nostra crisi d'astinenza da rustichella e da "menù perfetto con dolcetto a soli 5 euro". Simpatici poliziotti nel frattempo, in servizio nell'area di servizio, erano così premurosi da chiederci continuamente quando sloggiavamo. Ripartenza verso Torino, e come accade per ogni trasferta, il solito spiegarsi l'un l'altro con convinzione crescente, il perché questo viaggio, questo itinerare veloce in lungo e in largo per l'Italia al seguito della propria squadra, sia affascinante e avventuroso, come se il viverlo appartenesse solo ad un manipolo di eroi che da sempre nella vittoria e nella sconfitta tengono in alto i propri vessilli. Giunti nel capoluogo della fiat e una volta raggruppati dopo il casello dalle cordiali forze dell'ordine, ci siamo incolonnati verso lo stadio che abbiamo raggiunto in corteo e talvolta a sirene spiegate. Poi visto l'incredibile prezzo d'entrata al settore ospiti di 25 euro abbiamo tentato sino all'ultimo di approfittare di una via d'ingresso più favorevole e infine di mercanteggiare addirittura con gli addetti ai botteghini. Tutti gli sforzi sono stati inutili tranne quello di muovere il braccio e porre mano al portafoglio. Una volta all'interno del delle alpi ci siamo subito accorti come eravamo pochi ma buoni: un tifo compatto, continuo, positivo, voluto nello stesso momento ed allo stesso modo dai cinquecento ultras laziali presenti sugli spalti. Al nostro sostegno, non con la voce ma con i soliti e fastidiosi tamburi si opponevano i tifosi locali. Grande sofferenza e partecipazione durante la prima frazione di gara, culminata con il palo di Stankovic su una pennellata arcuata di Mihajlovic. Per il resto tanta buona volontà in campo ma anche troppa confusione. Nell'intervallo coscienti di quanto una nostra vittoria sarebbe stata importante e determinante, ci siamo distratti chiacchierando di Lazio qua e là con i vecchi LazioUltras specialmente del Nord. Nel secondo tempo istigati da Simeone e Castroman in curva si sussulta subito. Mihajlovic invece fa sussultare i granata ad ogni pallone sospinto in area avversaria dove si avventano prima Lopez e poi Simone Inzaghi, ma senza successo. Finchè sull'ennesimo malefico cross da calcio d'angolo sbuca dal tombino dell'area piccola El Cholo che insacca e ci fa capire ancor di più quanto è bello esse Laziali. La gioia è immensa e quando vinci dura tutto il viaggio di ritorno e oltre. Durante il rientro pensi che comunque e in ogni caso ne sarebbe valsa la pena, l'esserci e il partecipare sono stati importanti, perché si è fieri della Lazio ma ancor più della propria Lazialità. E poi sai che di tutta la domenica televisiva e calcistica hai visto un solo gol, quello della tua squadra. E questo ti basta e ti avanza. Jugovic
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