|
Reportage Empoli 28 settembre 2003 Non vi sarà narrato di schemi, di sovrapposizioni, diagonali, pressing e fuorigioco. Qui si racconta di guarigioni e malattie, ricordi e sensazioni. Di amici che diventano fratelli, sconosciuti che scopri amici, di persone che ti hanno visto crescere e ti siedono di fianco e ragazzi (le nuove leve) che hai visto a tua volta crescere e ti fanno assaporare la solidarietà che il senso di continuità ti regala. Su tutto c'è sempre lei, i suoi colori, la sua dolce incomprensibile pazzia, la sua unicità che rende unici anche noi. Il transit noleggiato, l'angolo sotto casa del "Sindaco", i volti che arrivano alla spicciolata ancora assonnati dal sabato notte appena trascorso. Tutto come tante altre volte, tutto come altre trasferte. Però mi ricordo di quando i medici diagnosticarono la mia guarigione. La pay-tv, il calcio miliardario e arido, i treni ed i pullman che ormai ti fanno arrivare a partita già iniziata, i biglietti che non ti vengono venduti. "Se ne starà comodamente seduto sulla sua bella poltrona e tra una bibita e l'altra godrà dello spettacolo, ricordando che a tutto questo non si partecipa con gioia e lacrime: è solo un gioco". Odori orientali e nuvolette di fumo sono attive già alla partenza. Si fa l'appello, manca PierPaolo, Luca verrà in macchina, Marco-ringhio-da Parma e consorte li vedremo direttamente al Castellani, nomi e volti, e quando e come siano stati conosciuti, vengono passati in rassegna. Motivo aggregante come al solito la Lazio. La "Giunta comunale" della Banda Borghetti ha raggiunto livelli di professionalità stupefacenti. Ai più bisognosi vengono offerti acqua ed altri generi di conforto, la guida sicura e aggressiva ci conduce verso Siena, nostra prima tappa. Mentre dalla radio escono le note degli U2, with or without you e il ricordo del gol del bomber Fiorini in Lazio-Vicenza provocano ancora brividi e occhi lucidi. Altra specialità che la banda possiede è quella di scovare, con apparente casualità, posti incredibili in cui fermarsi a mangiare. Vino rosso della casa, pigi con funghi e tartufo (tranne Andrea che è viziato), ravioli e braciolata finale, (tranne che per Donato-Bilancia-Ianetto che è vegetariano, ma ha un bel faccino e gli occhialini che garbano di tanto alla proprietaria del locale), saranno ricordati a lungo dal nostro cervello e desiderati ancor di più dalla nostra gola. Su tutto fresche bottiglie d'acqua a placare la nostra sete e menzione speciale per una grappa finale davvero niente male. Unico neo è la co-proprietaria, che viste le nostre sciarpe e le nostre maglie ci confessa di avere simpatia per una squadra innominabile. Sarà Massimiliano (Carl Andersson) a far scattare il contrappasso, prelevando da una mensola un buon rosso che verrà degustato nel viaggio di ritorno con tanta pace degli autogrill. Camminiamo per Siena ma ormai la testa e per un'altra Banda, quella del Mancio. Stradine periferiche ci evitano scorte invadenti, finchè entriamo e ci sentiamo come una belva al sicuro nella sua tana. Ti guardi intorno, vedi tante facce, ti senti perduto e capisci quanto sei stato stupido ad isolarti per anni per risolvere tutti i perché senza risposta. Poco dopo l'inizio si torna alla realtà, ma la tua mente continua ad essere altrove. Vuole assaporare ogni attimo di ciò che aveva dimenticato, vaga libera e leggera, si ricorda di chi è rimasto a casa ad aspettarti e non riesce proprio a capire cosa riesci a provare in tutto questo. Ricordi il suo volto e le sue espressioni proprio mentre con la voce continui a cantare e Stankovic ti fa abbracciare e cadere l'uno sopra l'altro. Di alcune cose mi ero dimenticato. Ogni momento mitico con la Lazio è sempre stato acccompagnato dalla pioggia ed ecco un nubifragio degno della sospensione di Lazio-Cremonese. Ecco poi una squadra unica, pazza, ammaliante, eterea e preziosa, che conosce benissimo il suo compito, quello di farti soffrire. Verrebbe voglia di dirvi che la trasferta è finita due a due, che pregi e difetti sono ormai immutabili da secoli (noi possiamo usare questa espressione), che ormai siamo talmente fradici da non accorgerci più di quanto stia ancora piovendo. Ma per me tutto questo, per oggi, non ha importanza. Andremo a vincere da qualche altra parte. Io sono solo contento perché ero guarito, ma per fortuna mi sono di nuovo ammalato di Lazio. Il ritorno andrà via leggero e veloce, mentre tra noi ci ricordiamo che in qualsiasi situazione, siamo sempre vincitori. E quindi, da veri Laziali, ci battiamo le mani. Ianetto |
|
|
|
Foto Filmati (filmato AVI - 1711KB) (filmato AVI - 3113KB) |
|
|
|
|
|
|