|
Reportage Torino 12 maggio 2004 Per celebrare degnamente il trentennale del tricolore
dell'undici più storico della nostra Lazio, gli ultras borghetti
si sono radunati di buon mattino per congiungersi alle migliaia di
fratelli biancocelesti in partenza dalla stazione tiburtina direzione
Torino. All'arrivo del treno un centinaio di laziali tra i più
veloci del mondo, istigati da più lenti compagni di trasferta,
si sono dati battaglia per conquistare gli scompartimenti sui vagoni.
Dinuccio per gli ultras borghetti si è distinto accaparrandone
uno in dodici secondi netti, stabilendo così il record del
binario 9. L'allegra e canora locomotiva si è così snodata
lungo il percorso italico, dando il meglio di sè stessa verso
l'esterno ad ogni fermata intermedia, mentre all'interno si consumavano
passatelle di vario genere, tornei di tresette o di scopone, panini
incredibili e inverosimili d'ogni fattura e portata. Da relazionare,
per gli intenditori, un cospicuo gruppo di gnocca nostrana, che approfittando
dei primi caldi ha allietato suademente l'immaginario collettivo.
Così dopo appena otto ore tra gallerie e verdi valli siamo
giunti trepidanti a destinazione dove, oltre agli amici di sempre,
erano pronti ad attenderci una ventina d'autobus per portarci allo
stadio. Purtroppo il tragitto è stato talmente lungo che solo
a quindici minuti dall'inizio del match ci siamo ritrovati davanti
all'entrata del settore ospiti e a una gran massa di tifosi laziali
ammucchiati prima dell'ingresso. Il primo quarto di match l'abbiamo
trascorso a discutere, si fa per dire, con inservienti e guardiani
vari per tentare di far aprire un altro settore visto che l'amore
per i nostri colori straripava e andava ben oltre la capienza supposta
da chi di dovere. Finchè ricurvi su noi stessi, con sopra alle
teste un tetto di cemento, abbiamo fatto in tempo a vedere il gol
di treseghette e il resto del primo tempo. Allo scoccare del fischio
di chiusura, mentre gli spettatori normali si recavano al cesso, siamo
scesi sempre più in basso impadronendoci dello spazio giusto
per il secondo tempo e godere finalmente appieno della partita, nonostante
che dopo ventidue secondi un altro giocatore juventino, al quale peraltro
era dedicato uno splendido striscione - del piero parla co' 'st'uccello!
- ci riportasse in quella solita dimensione di sofferenza Lazio che
conosciamo bene e dalla quale spesso usciamo trionfanti. Difatti in
un sol momento si sono ricompattate tutte le forze biancocelesti dell'universo,
il tifo degli ultras mai domi è salito sino in cielo, Maestrelli
ha guidato il Mancio, Padre Lisandrini ha benedetto in fronte Corradi
e io mi sono ritrovato nella più sensazionale dell'esultanze
dopo un gol, una cinque minuti di abbracci, grida e cuori che danzavano
da una parte all'altra. E al pensiero dei miei affetti, di quelli
perduti, della mia Lazio e della situazione dannata in cui ci ritroviamo,
mi sono commosso. "Forza Lazio alè avanti Lazio, Jugovic |
|
|
|
Foto Filmati (filmato AVI - 2230KB) (filmato AVI - 2980KB) L'esultanza (mai vista) al gol di Corradi (filmato AVI - 2970KB) (filmato AVI - 1500KB) (filmato AVI - 1500KB) |
|
|
|
|
|
|