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Reportage Racconti Milano 16 febbraio 2003 "Odio gli anticipi detesto i posticipi", recitava così una delle scritte a vernice nel parcheggio ospiti di S.Siro a sottolineare quanto ci siamo stufati di partite serali e soprattutto di un campionato non giocato più in contemporanea; ma della Lazio non siamo mai sazi e per questo già all'imbrunire eravamo tra i primi di fronte allo stadio milanese ad attendere l'apertura del nostro settore. Appena formatosi un bel gruppetto ci siamo diretti verso l'ingresso dello stadio dove sono cominciate le scaramucce verbali con l'odiosa tifoseria avversaria. Solita corsa dal cancello alla torretta che conduce all'interno per evitare d'essere colpiti dall'alto dagli impavidi locali e finalmente abbiamo preso possesso dei nostri posti. Con il tasso alcolico in declino e complice un freddo pungente ci siamo subito riscaldati e rincuorati con fior di vite e borghetti a raffica mentre tutto il gruppo di tifosi biancocelesti al seguito si compattava in un numero vicino alle duemila unità. Molti come ormai consuetudine da tempo i laziali del nord, sugli spalti colorati di biancoceleste. Dalla nostra curva sono partiti subito i primi cori di sostegno alla squadra che sono culminati nell'attimo dell'ingresso in campo per il riscaldamento dei nostri giocatori e immediatamente ci siamo resi conto, grazie anche al fascino di un impianto costruito esclusivamente per il calcio, di essere veramente lì per partecipare ancora una volta da protagonisti all'evento. Netta poi era la sensazione e la consapevolezza che la Lazio avrebbe disputato una grande partita e condiviso con tutti noi l'attesa e lo svolgimento di un grande incontro ed infatti a gara appena iniziata si è sentito solo un grande incitamento partire dalla nostra curva, che ha ammutolito la fossa rossonera. Il primo tempo è stato talmente affascinante che difficilmente sarà possibile dimenticarlo. E' stato come essere presi di sorpresa e assaliti dalle emozioni e ritrovarsi tra un canto e l'altro a sobbalzare, a muoversi nervosamente, a urlare e sbraitare a ogni sussulto in campo, per infine gioire all'improvviso e all'inverosimile. Abbiamo vissuto questi quarantacinque minuti, sicuramente i più belli della nostra Lazio in trasferta da trent'anni a questa parte, tutti d'un fiato e al ritmo delle ballate di Cesar sulla fascia che più che smarcare ha deriso continuamente quanti gli si ponevano davanti. Due gol, altrettante occasioni da rete fallite per un niente, i nostri occhi si sono riempiti di fierezza per un gioco rapido e spumeggiante, imbarazzante per la facilità d'esecuzione mentre lo stadio di parte milanista ammutoliva dinanzi a cotanto spettacolo e noi speravamo che tale sfoggio di supremazia non finisse più. L'intervallo ci ha senza meno salvato da circa un'ora vissuta in apnea ma ha fatto da ponte improvviso tra la gioia di prima e la sofferenza di una seconda parte di gara che ci ha visto subire e rischiare addirittura una sconfitta che per grande tenacia difensiva è stata evitata. Se poi l'ennesima traversa colta sull'1-2 non ci avesse negato il colpo del probabile e definitivo ko, staremmo ancora qui a spellarci le mani e a gridare le gesta vittoriose della nostra squadra. Così non è stato ma la prestazione "da chi non molla mai" dei nostri ragazzi e il sostegno profuso come al solito dagli ultras laziali nella gelida serata al Meazza, sono le cose che rimangono di questa emozionante trasferta. Per questo ci siamo ritrovati a Roma stanchi e felici alle prime luci dell'alba e ancora una volta orgogliosi d'essere Laziali. lazioultras |
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