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Reportage Racconti Perugia 2 marzo 2003 Unico ostacolo a frapporsi tra me e la Lazio, l'influenza. Ma domenica mattina aperti gli occhi e appena poggiato lo sguardo sulla sciarpa biancoceleste immediato è stato il desiderio di seguire ancora una volta la squadra lontano dall'Olimpico, anche se nell'occasione non così distante. Dopo essersi sommati i ritardi di ognuno tranne che del Cholo che ha il cervello con sveglia incorporata, finalmente ci siamo diretti verso Perugia con la tattica di un solo pit-stop per il necessario rifornimento in lasagne e vino tipico prima di giungere nel capoluogo umbro. La pioggia che fino al momento di raggiungere lo stadio ci aveva accompagnato a intermittenza, ha così cominciato a cadere lenta ma inesorabile inzuppando i quattromila Laziali presenti per tutta la permanenza al Curi. Fortunatamente grazie alla vicinanza tra gli spalti e il terreno di gioco, ci siamo subito sentiti e fatti sentire vicini alla squadra anche se purtroppo e come capita di rado alla nostra tifoseria, il tifo non è stato così compatto e continuo come in molte altre occasioni. Al contrario i nostri ragazzi in campo ce l'hanno messa tutta sin dalle prime battute del match, non abbattendosi neppure per l'infausto errore del collaboratore di Trefoloni e non rimanendo neppure abbattuti dalla contraerea della Nord che protestava per l'ingiusta decisione. Addirittura capitan Favalli riemerso dai fumi delle polveri invitava tutti a mantener la calma perché ci sarebbe stato tutto il tempo per riprendere in mano la partita. Infatti giusto il tempo di sferrare il primo contrattacco che Bernardone da Siena pareggiava di testa, recuperando subito la palla finita in fondo al sacco a sottolineare la voglia dei giocatori di pensare sempre e comunque alla vittoria. Quando però l'azione della truppa guidata da Mancini si stava facendo più insistente avvolgendo tutti i perugini schierati a difesa della propria area di rigore, giungeva da un innocuo calcio d'angolo e in chiusura di tempo il raddoppio degli avversari. Così ad inizio ripresa sotto un cielo plumbeo non certo presagio di fortune, i calciatori biancocelesti per primi sono rientrati dagli spogliatoi ricevendo il giusto incitamento dalla curva laziale per tentare il tutto per tutto proprio sotto il settore occupato da tutti noi. Ma col passare del tempo, il manto erboso sempre più imprevedibile e pesante e soprattutto per tutte le energie spese che si raddoppiano quando sei costretto ad inseguire, anche il pareggio, mentre ancora si sperava tutti nella conquista dei tre punti, appariva difficile nonostante i continui tentativi dei nostri. Quando poi sempre Corradi coglieva il ventunesimo legno della stagione che strozzava in gola il boato di gioia, si sono alzate tali imprecazioni da squarciare le nuvole sopra al Curi per qualche minuto e richiedere un intervento della sorte che riportasse in equilibrio la situazione. Negro chiamato sottovoce dalla dea bendata a recarsi di soppiatto sulla linea d'attacco, rispondeva alla volontà del fato e dei tifosi insaccando di testa, prima che il palo nemico potesse opporre nuovamente resistenza. Non solo, tra i fumogeni festanti per l'avvenuto pareggio, la Lazio sfiorava l'occasione di portarsi in vantaggio e chiudere vittoriosamente la gara. Poco importa, la squadra ha giocato con la tecnica che tutti le riconoscono e con la grinta che ci rende orgogliosi e con soddisfazione siamo tornati a Roma, pensando fortemente che il ritorno alla vittoria sia rimandato di poco. Jugovic |
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