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IL RACCONTO E mentre fantasticavo sul G.R.U. (Grande Raccordo Ultras), già eravamo in viaggio per nonna e parenti vari sui 120Km/h, in realtà mai al di sotto dei 160 per colmare nel più breve tempo possibile la distanza tra Roma e Piacenza. Così in circa quattro ore e con un solo pit-stop nell'ormai mitico Autogrill di Cantagallo raggiungevamo la nostra mèta e con essa gli altri LazioUltras, che come noi anche questa volta non avevano saputo resistere alla tentazione biancoceleste. Ecco quindi che un bel gruppetto, oltre ai 1500 Laziali al seguito, formato da Grava, Mob, AleUltras e donna, Angelino, Gianluca ed Attilio con panze al seguito e poi LukaViking, il Sindaco e molti altri ancora, si univa per riempire l'impalcatura Sud che costituisce il settore ospiti dello stadio di Piacenza, al modico prezzo di 18 euro. Subito i primi cori d'incitamento all'ingresso della Lazio in campo, per il loro e nostro riscaldamento e così di continuo fino ad una ventina minuti dalla fine della gara, quando alcuni pseudo-tifosi, oltre a ritirare gli striscioni precedentemente esposti si lasciavano andare a cori irriguardosi nei confronti di taluni giocatori, manifestando la propria mediocrità, identica a quella dei calciatori che criticavano. Non potrò mai, nel corso dei fatidici novanta minuti, che la partita sia in casa o a maggior ragione in trasferta, cominciare a protestare o peggio ancora offendere chi veste quella Maglia, dimenticando tra l'altro che il vero artefice di questa disfatta in particolare e di questa stagione in generale, si chiama Sergio Cragnotti. Certo che debbo riconoscere che è dura far finta di nulla quando,
mai come ieri, abbiamo assistito ad un'espressione tecnica così
infima da parte dei nostri rappresentanti in campo, con palloni svirgolati
nei modi più incredibili, con assist volontari per gli avversari,
con l'incapacità di eseguire tre passaggi di fila (specie nel
2° tempo), che ha rari precedenti anche nelle stagioni più
disastrose della nostra amata Lazio. Con grande vergogna e precipitosamente abbiamo lasciato lo stadio cercando di carpire negli occhi dei compagni di sventura, almeno una giustificazione a tutto questo, mentre i più risoluti fra noi, che si erano presentati sugli spalti con delle giocose e meravigliose asce di gommapiuma, decidevano improvvisamente di raggiungere immediatamente Formello, per attendere con le stesse il ritorno a "casa" dei giocatori Laziali. Per la prima volta, nella mia carriera di cantante di canzoni biancocelesti
in tournee per il mondo pallonaro, non ho minimamente intravisto lo
scopo della mia gioiosa partecipazione all'evento, perchè, probabilmente
come l'intera squadra, non so più per cosa lottare. Per questo, caro Presidente, con la precisazione che i panni sporchi
si lavono in famiglia e che comunque sempre ti difenderò da chi
Laziale non è, ricordati che A proposito a mezzanotte circa sono rientrato a Roma, stanco nel fisico ed offuscato nella mente, ma con la certezza che c'ero ieri, ci sono oggi e ci sarò anche domani. Gli uomini passano, i Tifosi restano. Forza Lazio, per sempre. -Jugovic- |
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Foto (un grazie di cuore a Gino e Federica) |
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Speriamo che il pallone non si trovi più |