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Reportage Racconti Piacenza 1° dicembre 2002 Cose da Laziali. Soltanto a noi, una tifoseria avvezza alle emozioni più forti poteva capitare tutto ciò. Tra l'altro dopo aver dormito soltanto per tre ore e mezza sabato notte, al risveglio come per incanto e con il "non mollare mai nella testa" ero fresco come una rosa: non c'è niente da fare, la Lazio o il solo pensiero a lei rivolto, ci fa belli. Partenza ruspante a una media di 140Km/h mentre il raccordo e l'A1 in direzione Piacenza si riempiono di biancoceleste. Siamo tanti e quando ci ritroveremo tutti insieme al Granilli saremo circa cinquemila. Nel frattempo l'autostrada e gli autogrill scorrono veloci e tale è la fretta e la voglia di raggiungere la Lazio che ingurgitiamo il cibo in macchina concedendoci un solo pit-stop. Finchè incontriamo il casello di piacenza-sud che appare subito come una porta d'accesso a un mistero avvolto dall'impenetrabilità e circondato da una folta nebbia: sarà l'ultima cosa chiaramente visibile sino a fine partita. Già dalla piazzuola che funge da parcheggio per la tifoseria ospite si rammenta solo a memoria la posizione dello stadio locale che dista poco più di un centinaio di metri e fa così freddo che sembriamo essere appena giunti dai tropici. Velocemente ci dirigiamo verso la curva per prendervi posto. Sul biglietto il settore d'appartenenza è indicato come "modulo" e verifichiamo subito come il nome risulti appropriato. Dal modulo 4 insomma cominciamo ad assistere all'arrivo degli altri fratelli Laziali e alla nebbia che almeno inizialmente gioca a scomparire per riapparire annullando ogni visuale pochi istanti dopo. Quando i ragazzi si presentano per il riscaldamento salutata dall'ovazione di tutti gli ultras laziali presenti il campo appare ancora nitidamente: i giocatori e i tifosi biancocelesti sembrano essere un unico blocco compatto, mentre partono i cori da una parte e i saluti dall'altra. Poi i fumogeni accolgono l'ingresso in campo delle squadre e la nostra curva è una bolgia: quella dei piacentini, pur volenterosi nel tifo, è numericamente esigua, mentre noi sostenuti dagli immancabili borghetti facciamo sentire alta e rimbombante la nostra voce. La gara ha inizio e increduli ma mai domi ci ritroviamo sotto di due gol che i giocatori del Piacenza ci mostrano in bella vista sotto il nostro settore. La nebbia cala inesorabile quasi a sigillare il risultato e scende in campo accanto ai calciatori, offrendoci da quel momento in poi una visuale ridotta dell'area di gioco sotto di noi almeno fino al dischetto del rigore. Per stemperare la tensione e la delusione e la quasi impraticabilità del campo partono cori dalla curva tipo "eeeee la sospendiamo o no questa partita c'mon", ignari che il bello deve ancora venire. Ci troviamo in una situazione incredibile a tifare incessantemente senza minimamente percepire nulla dell'evento e delle azioni che si stanno sviluppando in campo, come se stessimo puntando al buio su una mano di poker. Improvvisamente da un lato estremo della nostra curva partono gridi di gioia e noi increduli ci guardiamo intorno come se aspettassimo la risposta dal cielo. Si diffondono le voci più disparate, come quella di un rigore per la Lazio sbagliato ma ribadito di testa in rete da Simeone mentre contemporaneamente ci si affanna con i telefonini per saperne di più: qualcuno grida che abbiamo sicuramente segnato e esultiamo almeno un minuto dopo il gol del Cholo. Poco dopo la scena si ripete e questa volta sono ancora più leggendarie le notizie che ognuno di noi inventa per convincere gli altri che abbiamo pareggiato: addirittura circola l'ipotesi di una battuta al volo di Lopez su cross a mezz'aria di Garlaschelli. Ci abbracciamo increduli e strafelici pensando che la nosta Lazio riesce a superare ogni ostacolo, nebbia compresa e con la consapevolezza che nel secondo tempo riusciremo per lo meno a seguire con i nostri occhi e con il solito trasporto gli attacchi dei biancocelesti alla conquista della vittoria. In effetti la ripresa sembra un monologo con orde laziali che spuntano all'orizzonte da ogni dove e che invadano la metà campo piacentina con assiduità e ci appare Corradi che nel primo tempo non s'era proprio visto. Il nostro tifo più organizzato e soprattutto più vicino alle incursioni dei nostri ragazzi è incessante e coinvolgente e non si lascia nemmeno infiacchire dall'annullamento della rete del possibile vantaggio. Le emozioni sono tante mentre imperversiamo in attacco e si mischiano a quelle provenienti da Empoli. Pensiamo, anche se lo intuiamo solamente, che siamo agli sgoccioli quando spingiamo tutti insieme l'ultimo pallone nell'area nemica che Bernardo da Siena incorna gonfiando la rete e i nostri cuori. E' l'apoteosi e urla disumane squassano il Garilli in una festa che ci coinvolge esultanti sino ai parcheggi e che prosegue sull'autostrada e idealmente sino a notte inoltrata quando anche da soli giunti nelle proprie case ognuno di noi esulta intimamente come se fosse ancora allo stadio. Lasciamo Piacenza primi in classifica, mentre torniamo siamo primi e soprattutto sappiamo che ci sveglieremo sempre primi in una Roma tinta di biancoceleste. Jugovic |
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Foto Filmati |
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