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Reportage Reggio Calabria 6 gennaio 2004 Partenza a notte fonda per il gruppo di Laziali e relativi esponenti della Banda Borghetti che hanno deciso di raggiungere Reggio Calabria in pullman e alla velocità della scorta, per assistere al primo impegno della Lazio nel 2004. Un viaggio nel vero e proprio senso della parola costellato da pensieri di grandi ambizioni dopo gli ultimi tre successi del 2003 e in particolare quelli con juve e Inter e nonostante non fossero mancati i consueti malanni dell'ultima ora. Così una volta unitici agli altri fervidi cuori biancocelesti venuti in treno o in macchina abbiamo subito fatto un buon tifo sulle ali dell'entusiasmo prima e per la contentezza al gol di Fabio Liverani dopo. Si sa però che Collina è sempre opportuno averlo impegnato lontano per godere eventualmente di rimando delle sue smanie da protagonista incallito, piuttosto che averlo arbitro del proprio incontro. Come si temeva e sotto comunque un'insistente pressione avversaria subita non certo da grande squadra, è arrivata l'incredibile espulsione di Muzzi che non avrebbe decretato neppure un ultrà reggino travestito da direttore di gara. Da quel momento e forse ben oltre l'handicap dell'inferiorità numerica la Lazio non è più esistita e se lo ha fatto lo è stata solo in negativo. Nel capodanno laziale non si sono buttati dalla finestra i difetti sconcertanti della seconda metà dell'anno vecchio e si sono come al solito manifestati in quello nuovo: alla prima vera difficoltà, come spesso troppo spesso accade in trasferta, la Lazio si scioglie come neve al sole. Così si è spento il nostro tifo e sino alla fine i nervi si sono destati soltanto per un'occasionissima su punizione. Il ritorno è cominciato con i simpatici figuri locali intenti a tirarci addosso tonnellate di soppressata avanzata dalle feste natalizie, mentre ci accorgevamo che altri degni compari avevano rubato durante la partita alcuni zainetti dal bagagliaio del torpedone. Silenzio e tristezza sino al finir del giorno quando liete novelle hanno riscaldato tutti i cuori laziali. E infatti quando abbiamo riabbracciato Roma, il fiume Tevere padre dei nostri sogni piangeva, ma le valli di trigoria non ridevano certo. Banda Borghetti |
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