Reportage

Genova 13 settembre 2003

Ma quale Albertini, quale Peruzzi, quale Stam! Ben altri sono stati i protagonisti della prima e mitica ultrasferta della stagione, personaggi dal comportamento misterioso e dalle sfaccettature inquietanti nonché componenti della sempre presente e laziale sino allo stremo, Banda Borghetti. Certo le ragioni di questi loro surreali atteggiamenti vanno ricercate nell'adolescenza difficile dell'uno e nel fugace presente dell'altro per capirne meglio i lati nascosti e i sentimenti profondi. Il primo alla tenera età di 13 anni lasciò Roma per stabilirsi in terre parmensi; il trauma per lui non fu tanto rappresentato dall'addio alla città eterna o dalla perdita inevitabile dell'accento romano trasformatosi pian piano in un romanesco di boldiana memoria, quanto all'abbandono forzato della splendido balcone della dimora d'infanzia. Il nostro amava a tal punto quel terrazzo dove tutti i sogni erano possibili che ne abbracciava la poderosa e tranquilizzante ringhiera come se non volesse mai separarsene, traendone anzi fluidi metallici vitali come la clorofilla per le piante. Da quel giorno, anche se se n'e' ricordato solo ieri, fu ribattezzato "er ringhiera". Il secondo dopo essere stato per anni un brillante cineasta metropolitano, tanto da essere riconosciuto come il Woody Allen del tuscolano e futura promessa della cinematografia nazionale, è improvvisamente partito per la Bulgaria e compare ora a sorpresa in Italia solo per le partite della Lazio facendosi chiamare "sindaco". Il fatto è che tutto di lui è ormai divenuto bulgaro, persino il suo telefonino per lo più irraggiungibile e al quale talvolta risponde una sedicente e misteriosa nipote. Impegnato nell'est europeo in loschi traffici e probabili commerci di barili e barili di borghetti bulgaro di contrabbando e stressato dagli affari, s'aggira per la penisola nei momenti di svago su un Transit color cachi metalizzato alla vana ricerca del ristorante "La Pineta".

Come al solito anche per questa spedizione a Genova il ricongiungimento delle truppe borghetti, partite con ogni mezzo compreso il transit del sindaco, il balcone motorizzato del er ringhiera nonché in treno, prima dell'arrivo allo stadio di Marassi è stato quanto mai complicato. In questa fase d'avvicinamento proprio er ringhiera si era distinto e dimostrato quanto mai disponibile e altruista, prima ingaggiando un duello autostradale con un camionista di tir per sfilargli al volo il fluente parrucchino e poi progettando di rubare la sciarpa a un bambino doriano che stava aiutando il vecchio nonno disperato e l'anziana nonna malata a sostituire una gomma bucata. Finalmente all'interno dello stadio, ci siamo subito resi conto della numerosa presenza e del grande entusiasmo di tutti i tifosi al seguito tra i quali ci siamo immersi cantando forte i nostri cori, mentre le squadre e soprattutto la nostra Lazio già entravano in campo. Un tifo continuo e compatto che sgorgava dai due settori interamente laziali ha accompagnato i giocatori biancocelesti più che ispirati per tutto il primo tempo quanto duri e arcigni nella ripresa sino alla vittoria finale. Negro, come non accadeva dall'epoca precedente all'avvento del Mancio, era stato sapientemente portato dall'allenatore avversario sulla linea d'attacco, recando seri pericoli e vere minacce al reparto arretrato capitolino difeso da Peruzzi. Anche per tutto questo, davvero liberatorio è stato l'urlo al triplice fischio dell'ambiguo Messina e una vera esplosione di gioia ha salutato i giocatori giunti festanti sotto di noi. Canti di vittoria sono stati intonati a quel punto durante l'attesa all'interno dello stadio, molti rivolti ai supporters blucerchiati che abbandonavano l'impianto, comunque apprezzati per diversi striscioni contro il calcio moderno e di solidarietà nei confronti degli ultras.

Staccato dalla balaustra metallica er ringhiera, che lì aveva passato le ultime due ore e mezza ricordando appena il risultato finale e nulla delle azioni che avevano portato alle segnature del match, abbiamo quindi abbandonato Marassi, quando malauguratamente Sindaco ha deciso di prendere in mano la situazione imponendo a tutti la ricerca a piedi di un ristorante dove rifocillarsi in attesa del deflusso del traffico. Mentre il bulgaro ci diceva una cosa pensandone un'altra, si dileguava in pochi metri per raggiungere di nascosto e col transit l'oggetto dei suoi desideri, l'introvabile ristorante "La Pineta". Colto sul fatto, ci dice di seguirlo per un'affanosa ricerca che si protrae per un'ora e mezza senza alcun successo, finchè sicuro di sé stesso s'inerpica per una via di collina tutta curve che ci porta dritto dritto a un maneggio di cavalli nel bel mezzo di un galoppatoio. Non s'è regolato e mentre addirittura la donna del er ringhiera si preoccupa via telefono richiedendo un suo avvicendamento, Sindaco gira per un'altra stradina che finisce incredibilmente proprio davanti all'agognata meta. Sfortunamente però il gestore del locale venuto a conoscenza della presenza della temibile coppia della Banda Borghetti, negherà l'impossibile pur di non averci al suo tavolo. Così finiamo a mangiare in una bettola gestita da uno dei nipoti del Gabibbo che ci serve cibo improbabile ma vino sincero. Lasciamo così Genova, il vostro in macchina col Ringhiera alla guida che vede gatti sempre più enormi sulla strada e frena timoroso prima d'entrare in galleria. Del Sindaco già s'e' persa ogni traccia, ma le ultime voci lo danno in viaggio verso Istanbul a bordo del suo transit.

Banda Borghetti

 

Foto

Banda Borghetti 1

Banda Borghetti 2

Entra la Lazio

Ci siamo!

Peruzzi

Striscione doriano

a.s....

Nuove leve

Gran completo


Filmati

Rito beneaugurante

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Non ti lasceremo mai sola

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Provaci ancora Sinisa!

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Laziooooo...

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E sempre lo farem...

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E' fatta!

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