Bari, , domenica ventisette maggio 2001, Inter-Lazio. Prosegue il Campioni d'Italia Tour 2000-2001.
Un drappello di LazioUltras distribuito su tre vetture si lascia alle spalle una città invivibile per accompagnare la squadra al S.Nicola di Bari, campo neutro. La missione è importante, anzi fondamentale: vincere per onorare il tricolore, e tenere sulle spine i vomiti umani che esaltati dalla solita stampa ruffiana e compiacente già preparano festeggiamenti notturni. No cari, non così presto.

Il viaggio procede senza sussulti, si salutano via via i pulmann, i furgoni e le auto degli altri fratelli Laziali.
La tensione è alta. Arrivati in città di buon ora si va subito allo stadio per acquistare i biglietti per chi è partito senza. I bagarini propongono il prezzo di 25.000. A Roma li abbiamo pagati 38.000. Si prova una trattativa con i bagarini per abbassare ancora il prezzo, fino a proporre l’acquisto a 10.000.La trattativa fallisce e veniamo apostrofati come“fetusi”. Ce lo siamo meritato.

Comprati i tagliandi alle casse dello stadio ci si reca in città. Si inganna l'attesa passeggiando sul lungomare, e tra un contrabbandiere e l'altro, arriviamo ad un bar molto elegante frequentato da spettacolari figliole, ben vestite e provocanti. Ma ci comportiamo a modo. Tra file al bagno, birre, crostoni al salmone e altre amenità si rischia di far tardi, e pur essendo arrivati con tre ore d’anticipo andiamo via trafelati incominciando a intonare i primi cori.

Lo stadio. All'entrata El Cholo e Jugo scalzando d'imperio i responsabili della polizia che stavano accumulando tifosi lungo una cancellata, prendono le redini del servizio d'ordine, e decretano seduta stante che si possono fare entrare i laziali direttamente nel settore adiacente, evitando un’inutile e logorante fila all’altro cancello.
Vabbè dovrei farvi un disegnino, comunque è stata una paraculata, a st’ora stavamo ancora lì.
E così si entra in questo gioiello di stadio, questo moderno capolavoro di architettura.
Fette di curva con le prese d'aria, spalti a strapiombo antisommossa,tabelloni elettronici dei quali uno funziona e un altro manda segnali luminosi, e una bella pista d'atletica, pronta per riospitare i Giochi del Mediterraneo del 2016.

La Lazio viene presentata come A.C. Lazio! Bravi! Poi però non mandassero in giro il loro presidente a gridare "noi siamo di serie A!", perchè non lo sono.
L'atmosfera è strana, in quanto manca la sensazione di gabbia e di assedio delle vere trasferte, anzi, pare una scampagnata.Se ne accorgono anche i nostri giocatori, che respirando il clima amichevole della partita vedranno bene di non mortificare gli avversari seppellendoli di gol, hai visto mai dovessero offendersi.

Il pubblico. I Laziali sono come al solito numerosi, belli e compatti e l'incitamento fatto di cori e canzoni sale alto e rimane costante durante tutta la partita. Un tifo speciale, come non mai forte,continuo e disperato, che partiva ora da sopra ora da sotto ora di lato. Lo definisco: disordinato, ma spontaneo ed emozionante. A fare da contraltare ci sono i tifosi baresi dell'Inter che si distinguono per un lungo silenzio, interrotto soltanto per una squallida e tristissima esultanza alla notizia del gol della roma. La morale è: inferiori si nasce e ci si resta.

La partita.La Lazio priva dei due superassi Castroman e Nedved, si schiera con il collaudato schema Nesta Nesta e Nesta in difesa Simeone e Simeone a centrocampo, Mihailovic a batte i calci d'angolo,Veron a fa la foca e Pancaro a buttà via palloni, e tutti gli altri a magnasse un gol ogni 5 minuti.Nonostante gli sforzi, arriva il Gol!
Ce-l'abbiamo-solo-noi-Hernan-Crespo! E poi ancora giù a magnasse altri gol, senza decenza fino alla fine,quando già si pregustava un lieto ritorno in una città migliore.

Ma siccome siamo Laziali, Pancaro protagonista dei minuti finali delle ultime sfide tra Lazio e Inter, decide di apporre il suo sigillo personale sulla partita. Infatti, al termine di una prestazione contrassegnata dai soliti lanci al bacio per le punte e dalle implacabili e tempestive chiusure sulle fasce laterali, Pippo nei secondi finali abbatte gratuitamente al suolo un interista al limite dell'area, concedendo l'ultima chance ai nerazzurri.
In quel momento tutti i Laziali hanno capito che sarebbe stato gol. Gol. Fine.

Il viaggio di ritorno trascorre tra il silenzio carico di rabbia di alcuni, e l'elaborazione da parte di altri, inguaribili illusi, di inverosimili tabelle.Tra questi ultimi si distingue un certo J.S. che in un delirio psicotico riesce in base a complesse equazioni di secondo grado corredate di grafici, a provare che la juve ha matematicamente vinto lo scudetto.

Tristi sono ora gli autogrill* solitamente luogo di allegre scorribande.
Ma non finisce qui, pazienti lettori dell’Almanacco, che siete arrivati fino alla fine di questo tristo resoconto.
Non finisce qui. La Missione continua, oggi domani e sempre.

*Notizie economiche. Affari d'oro per la società Autogrill, che si avvia a chiudere il bilancio del primo semestre 2001 con un forte utile, grazie soprattutto al formidabile incremento delle vendite nei comparti cappuccino, birra, e rustichelle.
Inter - LAZIO   di Castroboy
roma-Lazio. Il ventinove aprile duemilauno il mondo si capovolse due volte nello stesso giorno in uno stadio che per l'ennesima volta abbiamo visto non potrà mai essere nostro. Non sarà mai nostro uno stadio che dovrà farci vedere una volta l'anno quella spaventosa moltitudine di coatti.

La partita. La roma schiera il tridente d'attacco Pancaro delvecchio batistuta. La nostra Lazio si presenta invece priva di Zoff rimasto chiuso nel sarcofago per la solita deprecabile disorganizzazione societaria.Per la formazione si procede dunque ad una conta, che vedrà  esclusi Paolo Negro e Stankovic, che con il passare del tempo sembra essere sempre più somigliante ad una panchina, sia per le forme squadrate che per la legnosità dei movimenti.

All'ingresso delle squadre in campo si svela la scenografia della curva nord.Con il diradarsi dei fumogeni appaiono d'incanto quattro maestose sillabe che come sospese nel cielo esprimono con mirabile sintesi l'in-can-cel-la-bi-le ed eterna definizione di quell'agglomerato di rifiuti solidi urbani che dal 1927 deturpa la nostra antica e nobile città:
as RO-MA MER-DA. E così sia, oggi domani e sempre. Un solo aggettivo per questa scenografia: sublime.

Estasiati da tale spettacolo si decide di far cominciare la partita direttamente al secondo tempo, come ai tempi del vecchio tutto il calcio minuto per minuto. Ed è subito catastrofe. Dio gira la testa dall'altra parte , e il mondo si capovolge, ed è l'inferno. I volti già deformi del volgo giallorosico divengono ancora più deformi, le loro sembianze ancora più bestiali, i loro latrati sempre più disgustosi. Ma il popolo biancoceleste non indietreggia!

Cominciano i canti, poi le esortazioni , e infine con un esorcismo si riesce finalmente a dischiudere il sarcofago di Zoff. Lentamente la mummia si anima, con un gesto stentoreo alza le braccia e  dischiude lentamente le mani, alzando da una tre dita, e dall'altra cinque. E' un lavoro per Castroman! Gli incitamenti salgono al cielo, in un crescendo biancocelestiale che raggiunge la sua apoteosi nell'inno.

Contemporaneamente i più fieri sostenitori laziali ordinano: in alto le bandiere! Il capitano Sandro Nesta suona la carica oltrepassando imperioso il centrocampo. E' assedio.
El Nino comincia a seminare scompiglio sulla sua fascia, ogni sua azione è una tromba d'aria che si abbatte sugli avversari. Gol di Nedved! Ma il tempo scorre, e sembra non esserci più speranza.

Ma non perdete speranza, lettori di buona fede dell'Almanacco.
Perchè noi ci crediamo fino all'ultimo secondo, e proprio all'ultimo secondo Castroman, l'argentino più forte che c'è, fa esplodere un tuono e scagliando un'indimenticabile  saetta fulmina le vane illusioni dei già esultanti difettosi.

Invece l'esultanza è nostra ed è quella definitiva,  perchè e' sembrato un pareggio, ma è stata una vittoria.
Avanti Lazio, sempre fino all'ultimo secondo.
TRASFERTE
il sacrificio non lo fa chi va in trasferta
ma chi rimane a casa 
Almanacco
Pag . 2
SIAMO IN MISSIONE PER CONTO DELL'AQUILA
roma - LAZIO   di Castroboy
______________________________________________________________
Prologo
Cinecittà 17.06.01 ore 5,30 a.m., ha inizio la trasferta. Cinecittà 18.06.01 ore 4,30 a.m., la trasferta è finita. In mezzo 23 ore di tutto.
Trasferta memorabile, da dimenticare in fretta. Una divertente tragica giornata. Contraddizioni? No, se parliamo di un manipolo di Laziali, un eroico drappello di 12 LazioUltras che hanno vegliato per oltre trenta ore, insieme, su mille e duecento chilometri di asfalto rovente, in uno stadio poco amico, in missione per conto dell’Aquila.

La partenza
All’appuntamento facce più o meno assonnate rivelano comunque la fierezza di una Tifoseria che è giunta alla resa dei conti, al punto del non ritorno: l’ultima battaglia. La carovana parte, vessilli al vento, e sotto un cielo limpido è un bel vedere.
Subito i nostri si rivelano in gran forma, si ride e si scherza ma in cuor proprio ognuno sa che presto giungerà l’estremo verdetto. Vita o morte. Si sorpassa un camion carico di aglio. Cosa vorrà dire?
Al primo autogrill è già sosta ed un ispiratissimo Castroboy lancia la sarabanda delle birrette, al quale il sottoscritto aderisce senza opporre resistenza, sotto gli occhi  dubbiosi della Sig.ra Almeyda la quale sostiene che bere birra prima delle 7 di mattina è peccato grave oltre che una gran cazzata.
Si riparte. Johan S. e Jugovic li davanti mi sembrano un po’ mamma e papà e riprendono bonariamente mio fratello minore, quel birichino di Tonino, più pungente che mai.
Altri Autogrill verranno e sarà tutto un fiorire di birre, rustichelle e patatine. Castroboy per rimettere a posto lo stomaco scombussolato da birre ed automobile, compra un cesto di fichi e se ne mangia 8. Molto si sosta, ma molto si pista, tanto che arriviamo a Lecce in 4 e 4  8.

L’arrivo
L’arrivo nella barocca cittadina è gaio: amici ci comunicano che la loro macchina è rimasta vittima di sputi e calci, mentre a noi tentano di speronarci da ambo i lati, ma Jugo con un elegante doppio passo si scrolla gli avversari di dosso.
Alla radio consigliano ai tifosi laziali di recarsi direttamente allo stadio, senza soffermarsi in altri luoghi, quindi noi decidiamo di andare a mangiare qualcosa in centro-città.
Dopo un’insalatina di mare di gruppo in un ridente ed afoso self-service, mangiata in tutta tranquillità grazie all’operato di Fiorini e del suo amico che controllavano (dall’interno) le auto roventi, e grazie a Castroboy, che faceva il palo di fuori, perfettamente camuffato da gentiluomo leccese, partiamo nuovamente alla volta del Via del Mare. Come invisibili le nostre Lazioultras-mobiles attraversano pressocchè tutta la tifoseria pugliese e raggiungono, incredibilmente illese, il parcheggio incustodito.

L’entrata allo stadio
Non si è mai visto uno stadio dove per entrare devi bussare. Una volta dentro proviamo ad ingannare l’attesa friggendoci sotto il sole. Johan S., creatura della notte, si fascia il capo con la sciarpa al fine di evitare il contatto con i raggi solari sembrando, a seconda che lo si guardi da dietro o da davanti, o un uovo di pasqua della Lazio o una contadina russa vera Laziale. ; )

Fischio d’inizio
Il lecce schiera, al posto di Lucarelli infortunato, il nuovo acquisto Paolo Negro… no vabbè scherzo, questa è una castroboyata…
Allora….no, scusate, non mi va di parlare della partita. Tanto l’avete vista.
Le due tifoserie danno dimostrazione di conoscere a memoria le regole del galateo e visto il gran caldo si affannano nel tentativo di rinfrescarsi e dissetarsi a vicenda mediante fitto lancio di bottiglioni di plastica pieni d’acqua. I leccesi, da buoni padroni di casa, si prodigano anche nel lancio di bottiglie di vetro dove, si sa, l’acqua rimane più fresca.

Le notizie dagli altri campi
E’ del tutto inutile, oltre che un pò indelicato, che io stia qui a ricordarvi la sequenza dei parziali dagli altri campi.
E’ interessante però notare alcune reazioni a questi. Innanzitutto il tabellone, che chissà come mai segnalava esclusivamente i risultati provenienti dall’Olimpico e da Torino. Poi i tifosi Leccesi che, dando dimostrazione di non intendersene granchè di alta classifica e tanto meno di calcio, gioivano al primo gol della juve credendo di farci dispetto e raccapriccio, non sapendo che anche noi, in tal momento, eravamo moderatamente soddisfatti di quel gol.

L’uscita dallo Stadio
Arbitro fischia, campionato archiviato. Oretta scarsa per uscire dallo stadio durante la quale ci si scambia ancora complimenti con i leccesi, tra i quali ci sono alcuni coltivatori di cime di rapa che danno a noi dei burini. Roba da matti!
Gigioneggiamo lì nel piazzale, dove di tanto in tanto piovono oggetti, dicendoci con tono rassicurante: “eh eh, meglio stare qui che a Roma”. Certo c’è tristezza, ma leggo anche sui volti del popolo Laziale tanta forza e orgoglio. E’ ora! Si esce! Momento bellissimo quello di uscire cantando, compatti, nonostante sconfitta e Disgrazia.

Il ritorno
Le macchine sono o.k., si salta su e si parte verso un posto dove abbeverarci prima di rimetterci in viaggio. Confortevole birrone a bordo-spiaggia ed ancora una volta il senso di benessere che stride con la realtà che ci aspetta una volta a casa. Dogo, Sig.ra Almeyda e un altro amico si distaccano a questo punto da noi perché trascorreranno la notte da quelle parti. Si narra che finiranno in agriturismo con gestore Lazialissimo col quale nascerà profonda amicizia. Pare siano ancora lì e che non vogliano più tornare.
Verso Bari la giornata, già claudicante, subisce un altra brutta entrata da dietro. Si sa che noi Laziali, quando le cose vanno male, non ci facciamo mancare niente. Dopo brusco rallentamento la macchina di Cholo viene tamponata da distratta famigliola barese dalla fisionomia vagamente trigoriota. Fortunatamente nessun ferito. Cid, caramba ed intanto si fa sera.
A questo punto il gruppo si spacca in due: chi torna subito (Castroboy, Cholo, Fiorini e amico) e chi dopo lauto pasto (Jugo, Johan S., Tonino, Antonio ed Eject).
Dopo aver scartato un ristorante che sembra uno spogliatoio sportivo ed un altro che sembra un club privè per soli tottygay, vinti dalla fame, decidiamo di entrare in uno che sembra una lavanderia, dall’esotica insegna “Onda Blu”. Qui il mondo pare seguire leggi fisiche alternative e tutto è permeato di surrealtà. Ci fanno ordinare più volte a tre diversi camerieri, due volte ciascuno. Uno di essi pretende di scegliere per noi le vivande, provando a propinare a tutti i costi del prosciutto a Jugovic che tenta inutilmente di spiegargli che è vegetariano. Tuttavia non sono cattivi, solo un po’ tonti e ne abbiamo la prova quando, alla mia richiesta di un altro menù, visto che ne avevamo uno in cinque, il più sveglio dei camerieri ci risponde, tra l’ilarità generale, che i menù sono tutti uguali. Ulteriore prova della loro stravaganza è il conto, incredibilmente basso comparato a ciò che abbiamo mangiato e bevuto.
Dopo si tanti accadimenti, surrealtà ed alcool, forse anche per esorcizzare l’avvenuta Disgrazia, la nostra macchina viene pervasa da uno strano senso di allegria che sfocia di tanto in tanto in bruschi ritorni alla realtà. Come dice bene Jugovic “adesso siamo qui tra Laziali, lontani da Roma, ma presto, quando appoggeremo la testa sul cuscino, saremo soli con tutto il nostro dramma interiore”. Attimi di sconforto per poi tornare subito a goliardia e risatacce. Sono grandi questi LazioUltras.
Il viaggio prosegue senza particolari sussulti, a parte una volpe che ci attraversa la strada, facendo compiere a Jugovic, noto animalista, una manovra di aggiramento a 180 km/h che riesce perfettamente.
Arriviamo a Roma alle 4 spaccate ed è dolce per noi notare come tutto taccia. La città è ancora nostra!
Lecce - LAZIO   di Eject
STAGIONE 2000/2001