brescia - LAZIO   di Castroboy
TRASFERTE
il sacrificio non lo fa chi va in trasferta
ma chi rimane a casa 
Almanacco
SIAMO IN MISSIONE PER CONTO DELL'AQUILA
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Il presagio. Sabato 3 marzo, passo della Cisa. Una macchina di  laziali in avanscoperta procede spedita verso nord  tra le nevi ed i ghiacci,  quando miracolosamente la nebbia fitta si dirada, e di fronte ai due ultras in trasferta appare una croce formata dai pali della porta del campo di Bergamo ed una scritta:"in hoc signo vinces". I barbari saranno respinti ancora una volta, e i rincuorati avanguardisti procedono per raggiungere l'ennesimo autogrill, dove trascorreranno alcune ore liete osservando le cosce delle bariste. 

L'arrivo.Circa duecento laziali vengono catturati al casello dalla polizia e deportati allo stadio sul "37 gabbiato" un veicolo per il trasporto dei prigionieri; una volti giunti all'Istituto di Correzione Penale Rigamonti, il linguaggio incomprensibile degli indigeni e la presenza di una pattuglia di circa 50
tedeschi ben inquadrati dentro  lo stadio contribuisce a far sospettare di essere caduti in una tragica trappola. Ma per fortuna entrano i calciatori della Lazio per il riscaldamento, e la sola vista del portentoso capoccione di Fernando Couto restituisce fiducia e coraggio all'avanguardia laziale intrasferta. 

La partita.Nella penombra di uno stadio nebbioso, il Brescia parte all'attacco e ci mette in difficoltà con le ripetute folate offensive dei suoi due attaccanti più pericolosi, Negro ed hubner.  Anche Veron Nedved e Dino Baggio partecipano alle azioni corali delle rondinelle. Fino al momento cruciale, quando hubner scaglia il pallone con violenza verso la rete e il gol pare cosa fatta. Marchegiani è battuto e il pallone sta per entrare inesorabilmente in porta. I bresciani cominciano ad esultare, i laziali si accasciano gemendo sugli scalini. Ma il palo, memore del presagio, si sposta di scatto e colpisce il pallone stordendolo. Il pallone si ferma, il tempo pure si ferma, e così il cuore dei laziali tutti. 
Marchegiani osserva perplesso indeciso se intervenire per poi come al solito soprassedere. Favalli  non trova il tempo per ribadire in rete. E allora il  pallone, come un ubriaco che non trova la porta di casa, nel silenzio attonito dello stadio se ne va dall'altra parte.  La partita prosegue, senza emozioni, salvo l'allegro sventolio delle bandierine dei guardalinee, inspiegabilmente accompagnato dai muggiti dei locali.

L'intervallo. Ci si reca nelle segrete dello stadio dove due anziani ultras bresciani reclusi da decenni in una cella hanno organizzato un servizio di ristoro con te caldo e gallette.

Secondo tempo. La partita va avanti, e la Lazio va indietro, quando Castroman decide che è giunto il momento di agire. E' un lavoro per lui. Scompare,diventa invisibile, e da dietro salta addosso a Petruzzi che si sente come afferrato da un mostro. In preda al panico il difensore bresciano lascia andare la palla, carpita da  El niño nel frattempo riapparso d'incanto che con un colpo preciso calcia il pallone in avanti per il Matador, il quale con il destro accoglie le disperate invocazioni della folla laziale e infilza il portiere. Gooool! Alla fine Bisoli, indimenticato  reduce della battaglia di  Perugia del Quattordici Maggio, riprova a pareggiare, ma questa volta è il secondo palo a tuffarsi alla sua sinistra, e a deviare il pallone sul fondo.  

L'uscita dallo stadio è  trionfale, tra due ali festose di folla mescolata a mucche, la prima generosa nell'offrire spiccioli e bottiglie,  e le seconde a muggire in onore dei ladri, chiedendone l'immediata liberazione dal 37 gabbiato.
I cori. Solo rubare, sappiamo solo rubare, sul tema di Guantanamera; ole-le ola-la annate a pascolà, annate a pascolà; Papa-resta con noi, Papa-resta con noi, Papa-resta con noi, non ti lasceremo mai.
perugia - LAZIO   di Castroboy
Il Renato Curi è uno stadio meraviglioso, dovrebbero farne un museo e portarvi in gita i giovani sportivi."Ecco, vedete quest'angolo sotto la curva nord vicino al tunnel degli spogliatoi? Qui Materazzi afferrò con foga il pallone al fischio finale di Collina il 14maggio dell'anno 2000 alle 18:04. Venite bambini, attraversiamo il campo. Ecco, da questa parte potete vedere il palo che si vide passare vicino il tiro di Calori, e quasi gentilmente scostandosi disse alla palla: vieni, accomodati dentro questa comoda porta,che qui van der saar e moggi non ci possono arrivare.All'esterno dello stadio, il parcheggio che venne inondato il giorno del Diluvio, quando le acque portarono via l'illusione di un trionfo annunciato."

Ma veniamo a noi e alla partita perugia Lazio. Domenica 18 febbraio a Pian di Massiano splende un bel sole, che mette di buonumore l'allegro popolo laziale in trasferta, lesto a riempire in un istante il settore ospiti. A far numero tra gli ultrà si aggiunge anche El Gaucho Morrone, vecchia gloria in campo e in panchina. Prima della partita Pulici si avvicina agli addetti della sicurezza cercando di piazzare qualche passaporto, ma viene allontanato con decisione.

Assenti di rilievo Crespo, a scontare i postumi di un'indigestione di gol al Bernabeu, e Dinone Baggio. La partita scorre tra palloni persi da Ravanelli eVeron, e ritrovati da Nesta e Couto; tra gli astratti e metafisici balletti senza palla del fu Paolo Negro , e le surreali e grottesche traiettorie dei cross di Pancaro e Poborsky. Baronio detto "er cadavero" finalmente viene chiamato a sè dal becchino Zoff per una degna sistemazione in cassa, pardon in panca, lasciando il posto a un più vivace e vitale Stankovic.
Ma cambia poco, il pallone, così maltrattato dai nostri(soprattutto un paio di terzini di cui non faccio ilnome), si offende e ci gira definitivamente le spalle.

Ad un tratto però, quando tutto sembra perduto, la svolta, il momento clou. Ecco Castroman. E'un lavoro per lui. Picchia corri e mena, mena picchia e corri, Castroman comincia a confondere gli avversari apparendo e scomparendo all'improvviso, finchè Materazzi - il migliore degli avversari - non viene avvolto in una spirale e sviene.Allora il nostro eroe si impossessa del pallone, in un istante come una freccia vola in area passando attraverso i difensori, alza la testa, vede Diego Pablo, e generosamente gli passa il pallone.

Il Cholo tira in porta, poi si ferma, viene sotto il settore laziale e fa: "Ragazzi, io ho spinto il pallone verso la rete perugina, però da solo non ce la faccio a fare gol, sono ancora stanco per la partita di Madrid.Datemi una mano voi. Ecco vedete, ho già tirato in porta, ma il pallone deviato da Mazzantini è rimasto lì sospeso, e tra un poco tornerà indietro." "Si ma come?" rispondono agitati gli oltre cinquemila fortunati al seguito dei Campioni. "Io soffio, voi invece inspirate più che potete, siete oltre cinquemila, e non è che fino ad ora abbiate fatto un granchè di tifo, eh!" "E' vero Cholo, scusaci, ora però rimediamo, anche perchè la classifica si sta facendo precaria""E proprio per quello che dovevate incitare di più la squadra, non vi ho insegnato io a lottare in maniera disumana fino alla fine?""Si Cholo, ma l'hai visto Baronio? Ti sembra uno che possa entusiasmare una tifoseria?""Non avete torto, PERO' ORA INSPIRATE, PER DIO!!"

I Laziali atterriti dall'imprecazione di Simeone allora obbeddiscono, e cominciamo a risucchiare tutta l'aria dietro la porta di Mazzantini. Il pallone si oppone e per un pò rimane sospeso in aria cercando addirittura di tornare in campo, ma alla potenza di cinquemila polmoni non può resistere, alla fine si arrende ed entra in porta, a quel punto i polmoni esplodono provocando un boato liberatorio ed un onda d'urto che si propaga fino all'Olimpico, dove arriva come un sinistro tuono a scuotere le beate certezze dei beoti presenti, convinti fino a un minuto prima che l'aquila fosse ormai troppo distante per essere pericolosa.

Invece no, il volo concentrico è appena cominciato.
La preda è sempre sotto tiro.
Avanti ragazzi, alla prossima.